Arte & Comunicazione
ARTE & COMUNICAZIONE
TRA VIDEOARTE E TELEVISIONE


Prendendo le mosse in Europa
tra gli anni '50 e '60
dalle poetiche e dalle concrete
utopie di Lucio Fontana (Italia)
e Nam June Paik (Corea)
- e successivamente
affermandosi negli Usa
e in Giappone quale forma
specifica della seconda metà
del secolo della comunicazione
e della ricerca artistica
contemporanea - la "videoarte"
e le "arti elettroniche"
in trent'anni di sperimentazioni
hanno saputo affermarsi
quali linguaggi
espressivamente maturi
e ormai planetariamente diffusi.

Linguaggi ed esperienze
ulle quali è ormai non solo
possibile azzardare
una valutazione storica,
data l'ampia bibliografia
internazionale sull'argomento
e la lunga serie di importanti
esposizioni realizzate
a partire dagli anni '80
nelle maggiori Città del mondo,
ma anche delle quali
è inevitabile vedere l'influsso
sul design e sulla creazione
contemporanea,
nella evoluzione dei programmi
e della stessa "impaginazione
di rete" televisiva, sui linguaggi
e la grafica della pubblicità,
nell'evolversi sia tecnologico
che comunicativo del concetto
stesso di "cinematografia",
nell'aggiornarsi della didattica
superiore (programmi universitari
e delle Accademie di Belle Arti),
nei primi passi mossi
dalla comunicazione telematica
(Internet).

Le possibilità di approccio
sono innumerevoli.
La varietà di attitudine,
tendenze e radici culturali che
caratterizzano le arti elettroniche
e il video fin dalle prime
performances audiovisive
e plastiche degli anni Sessanta
sono direttamente proporzionali
alle potenzialità intrinseche
del mezzo elettronico analogico,
digitale o telematico che sia.
Così come facilmente
identificabili risultano i diversi
ambiti che della videoarte e
delle arti elettroniche hanno
nutrito lo sviluppo:
la letteratura e il cinema,
il teatro, la musica e la danza,
la pittura e la scultura
ma anche la scienza, la filosofia,
l'evoluzione tecnologica
(che spesso proprio
le realizzazioni degli artisti
hanno provocato),
il pensiero mistico new age
e non solo quello,
il desiderio contemporaneo
di una comunicazione globale
transculturale e transdisciplinare.

"Videoarte" indica anzitutto
- dagli anni Sessanta a oggi -
il desiderio di un "fare" libero
e cosciente con i nuovi media;
e di renderlo il più possibile
democratico e liberamente
accessibile a tutti.

Né il video o l'elettronica
degli artisti intende aggiungere
a fine secolo una ulteriore
declinazione alla grande
famiglia delle "arti" poiché
il problema semmai è
- dalla nascita della fotografia
in avanti - non di aggiungere
"arti" (tecnologiche e no,
nuove e non solo) alle arti;
ma di approdare a una
(questa sì, originale e inedita)
effettiva e "intermediale"
sintesi delle arti.
Della quale, forse, grazie
anche al contributo
più che trentennale
delle "arti elettroniche"
si incomincia a intravedere
qualche risultato esteticamente
importante e potenzialmente
di massa non solo nell'ambito
delle "arti" ma anche in quello
della televisione (perciò detta
"di qualità"), del cinema,
della neonata editoria
multimediale e in generale
della comunicazione visiva,
audiovisiva e grafica
contemporanea.

Marco Maria Gazzano
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